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Chi è il Consulente Filosofico? di Anita Assandri

Premessa

Nell’odierna società il termine “Consulenza filosofica” (soprattutto “filosofica”) potrebbe spaventare e portare ad un’errata comprensione di questa particolare professione. Quest’errore causerebbe non solo una riduzione della consulenza alla psicologia ma, cosa ancora più grave, porterebbe ad una diffidenza nei confronti della specificità del “Consulente filosofico”.

Dunque, spiegare in termini semplici ed accessibili al pubblico “Chi è?” e “Cosa fa?” un Consulente filosofico è sì, impossibile ma anche importante per permettere a questa professione di diffondersi in maniera corretta.

Il “Consulente filosofico” è un filosofo che “pratica” la filosofia a 360°. E’ uno specialista che opera attraverso la dimensione applicativo/pratica della filosofia.

Egli non mette la filosofia a disposizione della società: questo lo fanno i docenti. Non insegna nulla, non parla né di storia, né di filosofia (questa fa parte della sua formazione) perché il suo scopo principale è quello di migliorare la società e di permettere all’uomo comune di conoscere meglio se stesso. La sua è una filosofia “pratica” che si avvale di pratiche filosofiche per interagire meglio con la società e con l’uomo. Il Consulente, non parla ma indica, non consiglia ma orienta, non giudica ma mostra, non insegna ma sistema. In una parola “filosofa” mettendosi a disposizione di chiunque voglia aprirsi a lui. Non guarda mai “dentro l’individuo” come fa lo psicologo, ma ”guarda fuori”, guarda la società, l’ambiente, il mondo che lo circonda. Non è un esperto di filosofia bensì è un esperto di “pratiche filosofiche”, di pratiche di vita realmente vissuta.

Chi è il “Consulente filosofico”?

Il “Consulente filosofico” è basilarmente un filosofo quindi, deve avere almeno una laurea in filosofia. Il Consulente, però, a differenza dei suoi colleghi “filosofi” accademici, sceglie di non seguire la via universitaria ma sceglie di percorrere la via del sociale, seguendo le tracce dell’agire umano.

L’uomo, però, non dimentichiamolo mai, è un essere plurisfaccettato che spesso non si occupa di filosofia e non conosce i meccanismi che ne stanno alla base. Quindi il Consulente si vede costretto ad ampliare le sue conoscenze verso nuovi orizzonti e verso nuove professionalità. Non gli basta conoscere la filosofia “classica”, acquisita attraverso lo studio, ma deve sviluppare la sua preparazione attraverso una serie di specializzazioni, di corsi di formazione e di aggiornamento per spaziare nei più disparati ambiti delle scienze umane.

I. Deve avere nozioni di Psicologia e Pedagogia per conoscere i metodi delle principali psicoterapie e per poter così indirizzare adeguatamente i suoi consultanti verso lo specialista più adatto a loro. Oppure, cosa più frequente, per poter dare adeguato supporto a chi convive con persone con gravi problemi mentali o fisici.

II. Deve sviluppare le sue capacità relazionali e comunicative per saper dialogare professionalmente con chiunque abbia di fronte a prescindere dalla sua preparazione culturale.

III. Deve essere in grado di consultare o creare blog, rispondere attraverso chat o e-mail. Dato che il suo strumento di lavoro è il dialogo, egli deve saper usare tutte le nuove tecnologie per garantire la comunicazione. Deve mettere il suo pensiero a disposizione di tutti coloro che lo richiedono non solo attraverso il classico colloquio frontale (forma decisamente più utilizzata) ma anche attraverso posta elettronica, sms, siti, chat newsletter, blog, videoconferenze. La sua professionalità, basandosi sulla comunicazione, deve saper usare ogni mezzo per poter “dialogare” senza limiti.

IV. Competenze artistiche per ampliare le sue conoscenze culturali e aprire la mente a nuove ed interessanti forme di dialogo poste al di là della parola.

V. Deve possedere nozioni di discipline filosofiche orientali per creare tecniche di rilassamento personalizzate.

VI. Deve interessarsi all’attualità e alla cronaca per capire come i “fatti ” possano influenzare la vita quotidiana.

Cosa fa il “Consulente filosofico”?

Come abbiamo già detto in precedenza lo scopo principale del “Consulente filosofico” è quello di permettere all’individuo di conoscere meglio “se stesso” e di vivere meglio all’interno del suo nucleo sociale (inteso non solo come società ma anche come famiglia, scuola, lavoro).

Ma in che modo il “Consulente filosofico” insegna all’uomo a conoscere meglio se stesso?

Attraverso il PENSIERO, l’ASCOLTO e il DIALOGO.

- Il pensiero. Per sradicare nel consultante un pensiero errato, magari formatosi nel corso degli anni, il Consulente non deve possedere un pensiero conflittuale (il mio è giusto, il tuo è sbagliato) ma avere un pensiero ARGOMENTATIVO. Deve saper utilizzare la RAGIONE e la LOGICA per mostrare come quel pensiero sia sbagliato, smontandolo o modificandolo in base alle esigenze. Deve saper mettere in luce gli eventuali punti di forza per rendere il consultante consapevole e capace di visioni interpretative alternative della realtà.

- L’ascolto: Per saper dialogare un filosofo non solo deve sapere parlare ma deve anche

saper ascoltare. Altrettanto, però, dovrà fare (nozione che dovrà imparare) il consultante, poiché queste due attività devono essere sempre equivalenti e bilanciate tra loro. Se in prevalenza il filosofo parla (e il consultante quindi ascolta), allora il filosofo rischia di essere un insegnante, mentre se solo il consultante parla il consulente potrebbe essere confuso con uno psicologo.

- Il dialogo deve essere sempre un equilibrato scambio reciproco di riflessioni. Ovviamente

la natura di tali ragionamenti dipenderà da un’ampia gamma di fattori che vanno dal problema portato, all’esperienza stessa del filosofo. Il consulente dovrà essere in grado di creare un dialogo con chiunque e, una volta stabilita la comunicazione, egli dovrà procedere utilizzando delle METAFORE che avranno lo scopo di caratterizzare e condurre il dialogo, allo scopo di fornire al consultante le basi per una modifica della propria visione della realtà.

In ultima analisi il consulente si pone tra i due estremi del dialogo: la chiacchierata e l’indagine psicologica.

Ma allora perché Pagare un Consulente filosofico?

Il consulente non deve saper solo parlare o ascoltare, ma deve essere in grado di applicare la filosofia anche ad altre attività se vuole proporsi come funzionale alla società. La sua professionalità deve essere tangibile nel colloquio dialogico, ma deve anche essere costruita attraverso l’interazione con attività che non siano solo l’ascolto e la parola.

Il consulto filosofico deve poter essere applicato anche altre professionalità. E’ utile, per esempio, che il consulente sviluppi e mantenga rapporti con altri professionisti (non solo per guidare i suoi consultanti quando le proprie competenze incontrino un limite) per avere a disposizione una fonte da cui ricevere eventuali consultanti. Psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, così come medici e avvocati, imprenditori potrebbero essere ‘procacciatori’ di clienti per un consulente. Essi potrebbero indirizzare i loro clienti/pazienti per trovare in lui una guida, una nuova fonte di pensiero e di energia. Il Consulente, proprio in virtù del suo nome, deve saper consigliare e indirizzare l’uomo verso la soluzione più adatta al suo problema. Per questo motivo intorno a sé deve creare una rete di professionalità basate sul principio di input/output.

 

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