Portale Italiano di Consulenza Filosofica



Segui la nostra pagina Facebook Seguici su Twitter

Philo-sophia: amore del sapere, sapere dell’amore. Testo di Moreno Montanari

 

Scrive Heidegger: “si usa dire che «l’amore rende ciechi». Ma così s’intende l’amore come impulso e si suppone al suo posto un fenomeno completamente diverso; al contrario l’amore è proprio ciò che rende veggenti, che fa vedere” (M. Heidegger, Prolegomeni alla storia del concetto di tempo, Il Melangolo, Genova, 1999, p. 368.). Che cosa fa vedere l’amore? Le possibilità inespresse in ciò che è, le potenzialità non ancora attuate che, senza un’accorata maieutica che le coltivi e ne se prenda cura, rischierebbero di non realizzarsi, di restare puramente virtuali e di non inverarsi. Questa suggestiva prospettiva rivela come la philo-sophia, l’amore per il sapere, sia al contempo un sapere dell’amore – così, del resto, Luce Irigaray suggerisce di tradurre la parola composta philosophia (La via dell’amore,  Bollati Boringheri, Torino, 2008, p. 37) – ossia un sapere innamorato di ciò su cui posa lo sguardo, ma anche uno sguardo che sa amare. Il suo è un amore maturo che non proietta sull’oggetto le sue idealizzazioni – com’è spesso per la fase dell’innamoramento – ma che gli permette, al contrario, di essere pienamente ciò che è, perché è della verità che tale sguardo s’innamora. Una verità che, tuttavia, non si limita a certificare l’essere ma che vede anche il poter essere, se ne prende amorevolmente cura e invita fare altrettanto. Scrive infatti Jaspers: “se io non amo, se attraverso il mio amore non si schiude ciò che è, e se io qui non divento me stesso, se per me ciò che è profondo resta senza voce, allora rimango alla fine nient’altro che un esserci di cui si può disporre come si fa con un materiale”. (K. Jaspers, Von der Wahrheit, Piper, Munchen-Zurich, 1991, p. 371). 
È forse questo che intende Achenbach quando sostiene che uno dei compiti della consulenza filosofica sia quello di “deflemmatizzare e rivitalizzare l’esistenza”, “dare la mano a qualcuno a vivacizzare” il proprio pensiero e la propria vita (G. B. Achenbach, La consulenza filosofica, Apogeo, Milano, 2004, p. 19).
Non con delle argomentazioni consolatorie e nemmeno con delle risposte “giuste” ma con un sapere appassionato che sia contagioso, come lo era l’amore di Socrate per la verità - che era per lui tutt’uno con l’amore per la vita. (Platone, Simposio).
Un sapere partecipato, che chiede ragione delle cose, ma non per giudicarle bensì per comprenderle. 
Un sapere che semplicemente attiva nella vita una postura filosofica, uno slancio esistenziale, fatto di domande che richiedono tempo e cura e che il consulente filosofico si limita a promuovere maieuticamente nel suo interlocutore il cui pensiero, quando inizia una consulenza, è spesso “arenato, senza direzione, circolare o spossato da continue ripetizioni” (G. B. Achenbach, La consulenza filosofica, Apogeo, Milano, 2004, p. 18). Ad esso la consulenza, e non il consulente, insegna “a pensare insieme, pensare oltre, portare movimento all’interno dell’intrico problematico, a districare analiticamente, meravigliare e provocare, a portare l’attenzione su altre possibili valutazioni e così via” (ibid).
E siccome queste riflessioni concernono la vita di chi le compie, rianimarle e dar loro respiro, permettendo di riorientarsi rispetto ad esse, significa fare altrettanto con la loro esistenza. 

 
Moreno Montanari
Philo-sophia: amore del sapere, sapere dell’amore. (breve spunto di riflessione)
 
 
2017    | developed by cyberspring | concept by anna cella